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Ri-fondare la Compagnia e condividere il tesoro ignaziano

01 aprile 2016

Ri-fondare la Compagnia e condividere il tesoro ignaziano
(http://news.gesuiti.it/padre-generale-ri-fondare-la-compagnia-e-condividere-il-tesoro-ignaziano/) 

 

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La 34ª Congregazione Generale ha ricordato ai gesuiti il loro ruolo di “Servitori della Missione di Cristo”. Potrebbe spiegarci quest’espressione in termini di universalità della vocazione dei gesuiti?

Sotto questo aspetto, vi è stata un’evoluzione nel pensiero della Chiesa che tocca la nostra missione. Per tanto tempo, diverse Congregazioni religiose hanno pensato, e noi tra loro, di avere una particolare missione all’interno della Chiesa. Noi gesuiti, nella 34ª Congregazione Generale, abbiamo definito la nostra missione come parte della missione di Cristo, di cui ci consideriamo servitori. Di recente, la Chiesa ha cominciato a sentire che, se Dio è la fonte di ogni bene, è anche la fonte della Missione. Papa Benedetto usava spesso l’espressione “Missio Dei”, per esprimere questa nuova consapevolezza. Inoltre, questo trova corrispondenza nella maniera in cui Sant’Ignazio si esprime nella meditazione dell’Incarnazione. È Dio Padre che dice: “Operiamo la redenzione della condizione umana”.

Le dimensioni della nostra missione non dipendono dai nostri numeri. Anche se avessimo un numero di gesuiti dieci volte maggiore di quanto non sia attualmente, la nostra missione sarebbe ancor più grande di quanto potremmo mai sognare. La domanda decisiva è che cosa Dio vuole fare con l’umanità e per il suo bene. La Compagnia non ha mai considerato la storia e la realtà come entità separate dalla nostra missione. Se, ora come ora, sono così numerosi i laici che desiderano lavorare per aiutare gli altri, e vi è un così forte interesse per la Spiritualità Ignaziana, dovremmo prendere questi dati come segni che la nuova era, e Dio per suo tramite, ci stanno invitando a operare in maniera diversa.

In altre parole, non possiamo continuare a pensare che il nostro lavoro sia “nostro”, o che stiamo portando avanti la “nostra” limitata missione; siamo soltanto una parte infinitesimale della missione di Dio nella Chiesa.

Talvolta le “Nostre” opere apostoliche (scuole, ecc.) non sono nemmeno più “Nostre”, nel senso che non ne siamo più a capo. Cosa direbbe ai gesuiti che potrebbero essere spaventati da questi cambiamenti?

In realtà, queste opere apostoliche non sono mai state “nostre”, ma solo parte di un’impresa più grande. Se la storia e la realtà sono i modi in cui Dio ci dice che dobbiamo operare un cambiamento e che dobbiamo essere flessibili per rispondere alle nuove sfide, forse Lui ci sta indirizzando verso nuovi modi di operare in Suo nome. Forse Lui ci sta costringendo a riconsiderare il nostro ruolo nelle Istituzioni, forse ci sta invitando a ri-fondare la Compagnia e a rendere i nostri tesori Ignaziani un patrimonio da offrire ai sacerdoti e ai laici, a tutti coloro che vogliono condividere la visione e la missione di Ignazio.

Se abbiamo cominciato a passare il nostro carisma a dirigenti laici, cosa succederà alla prossima generazione? Vale a dire, che sarà della prossima generazione di dirigenti laici che potrebbero non aver conosciuto alcun gesuita? Bisogna escogitare un progetto differente?

Questa è una preoccupazione comune a molti gesuiti impegnati seriamente nella collaborazione con i laici. L’esperienza ci insegna che non è difficile incontrare un laico molto preparato, professionale e altamente motivato, capace di guidare un’Istituzione. La domanda riguarda piuttosto il futuro. Chi prenderà il suo posto? Quali garanzie possiamo mai avere che l’Identità Cattolica e lo Spirito Ignaziano dell’Istituzione continueranno, almeno per due o tre generazioni? Nell’antica Provincia di Loyola, i gesuiti hanno pensato che parte della soluzione consistesse nel creare delle Comunità Apostoliche, che avrebbero portato avanti l’Identità e lo Spirito dell’Istituzione. Questo naturalmente implicava che fossero proposte una buona istruzione e un’intensa formazione nei Valori e nella Pedagogia Ignaziani. Questi corsi erano gratuiti, come prevedibile, ma solo l’80% vi ha preso parte.

Quali sono le nuove frontiere nella “Missione e Collaborazione”?

Se nel caso dell’apostolato le frontiere sono definite dalle categorie di “dove?”, “per chi?” e “per cosa?”, le frontiere saranno decise in base alle maggiori necessità apostoliche e a tutti i criteri ignaziani validi per gli Apostolati. Abbiamo anche alcune sfide all’interno delle dinamiche della collaborazione, e questo metterà alla prova il nostro spirito e il nostro impegno evangelici.